laboratorio di architettura

Mi sono laureato presso il Politecnico di Milano nel 1992, dopo un triennio alla facoltà di Architettura di Palermo, quel ‘liceo di architettura’ in cui l’aspetto umanistico della professione aveva lasciato il segno, abbandonandolo per il ‘cantiere’ di Milano e la sua ferrea dedizione alle regole del fare con uno sguardo all’organizzazione e alla logistica.

Dopo l’esperienza di studio, con le scarpe sporche di polvere dei cantieri milanesi, ritornato a Palermo per qualche anno collaboro alla cattedra di ‘Arredamento e architettura degli interni’ della Facoltà di Architettura, tenuta dal Professor Richard Vincent Moore e dal Professor Vincenzo Bonventre, approfondendo lo studio di alcuni modelli dell’abitare che spesso mi sono ritrovato dopo ad utilizzare quasi come strumenti del mio lavoro.

Nel 1998, trasferitomi a Roma per affrontare un impegnativo progetto nella ristrutturazione di un albergo, mi dedico con il mio lavoro alla ricerca di nuovi modi di fare ‘aziende alberghiere’ con nuovi messaggi comunicativi, liberando l’albergo stesso, in una città come Roma, fino a quel momento recluso in schemi precostituiti e modelli tradizionali, dall’immagine di luogo per dormire, perseguendo invece l’idea di luogo da vivere.

Il risultato di quegli anni di ricerca, (affrontati passo dopo passo accanto a Raniero Botti con il quale abbiamo dato vita alla Sycamore srl), si traduce in diversi progetti di attività ricettive che, via via, diventano modelli di riferimento nel panorama capitolino, rispondendo in pieno alla domanda di nuovi alberghi che ridiano una diversa vitalità all’offerta romana: la hall dell’Empire, il dissacrante messaggio dell’Art Hotel in via Margutta, il coraggioso e innovativo progetto total-crome del Black Hotel sono solo alcuni dei messaggi cui porta il periodo di vita vissuto in albergo e tra gli alberghi, interpretando esigenze gestionali, tecniche, economiche e funzionali con un nuovo alfabeto di segni, in cui l’aspetto del ricordo diventa elemento fondante dello spazio ricettivo, lasciando aperta la porta dell’accoglienza domestica per gli spazi riservati alle camere.

Ma il tempo ,che regala e offre nuove sfide, mi ha portato a fare scelte diverse. L’architettura è anche scoperta, riflessione, cultura non ultimo senso del dovere: dovere verso il mondo che cambia per effetto delle nostre azioni e dovere verso coloro che ci chiamano per dare spazio e voce alle idee.

Portare ordine dove regna il disordine: è questa la strada che ho deciso di percorrere negli ultimi anni e a questo nuovo progetto (anche di vita) vorrei dedicare, con la stessa intensità e professionalità, i prossimi anni.

Il ‘Laboratorio di Architettura’ è per prima cosa uno spazio di lavoro a misura d’uomo in cui la riflessione, la ricerca e la dimensione umana trovano la loro espressione: in un mondo in cui è persistente la sensazione di una accelerazione costante, dove ogni forma di espressione è permeata da un desiderio di vedere sempre oltre, smisuratamente ‘oltre’, la mia personale posizione è quella di soffermarsi sul presente, affacciarsi alla finestra della vita rapportandosi con una placida sensazione di ‘quotidiana ricerca della felicità’.

E’ questo il mio impegno e lo sarà (nel futuro…!) per i prossimi anni, e su queste basi si misureranno le idee che il mio lavoro cercherà di trasformare in concrete e piacevoli sensazioni.

In questo percorso al momento mi sono compagne di viaggio due colleghe architette, Francesca Fornasiero e Fabiana Galasso: mi auguro che il nostro viaggio si arricchisca sempre più di esperienze e compagni di avventura, creando attraverso stimoli e nuove sfide le condizioni per esprimere idee e grandi progetti.

 

 

 

 

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